I colori dell’integrazione sul muro del Mau. E il pubblico dipinge
All’inaugurazione del 3 agosto ci
sarà la discobola Daisy Osakue
I lavori per la realizzazione del
murales in via Rocciamelone
MATTEO ROSELLIPUBBLICATO IL28 Luglio 2019
In alto il calore del sole, sotto di esso due persone
di colore diverso che si fondono in un abbraccio, osservando un filo spinato
che vola verso il cielo trasformandosi in uno stormo di colombe della pace.
L’artista cileno Mono Carrasco usa l’immaginazione
della pittura per rispondere a quella che definisce «un’escalation di razzismo
che sta dilagando in Italia e in Europa». E lo fa alla sua maniera, con un
murale che sta prendendo forma in questi giorni sulla facciata di via
Rocciamelone all’interno degli spazi del Mau, il Museo di Arte Urbana.
L’opera verrà inaugurata la sera del 3 agosto con la
presenza della discobola Daisy Osakue, che esattamente un anno fa ha subito
un’aggressione per il colore della sua pelle. Ma quel fatto è ormai acqua
passata per l’atleta, che appena venti giorni fa ha vinto l’oro nelle
Universiadi di Napoli. Il suo è uno dei tanti episodi di discriminazione
crescente che, spiega l’artista cileno, «non può lasciare indifferenti». Ed
ecco allora che nasce l’esigenza di un segnale impresso su un muro, per fare
luce sul razzismo e allo stesso tempo provare a raccontare una storia diversa
fatta di speranza e amore.
I due soggetti astratti rappresentati nell’opera si
prendono per mano e si stringono in un abbraccio. Sullo sfondo un segno di
divisione e guerra che si spezza e prende la forma del simbolo segno di pace.
Carrasco imprime questo messaggio anche al di fuori
della tela a cielo aperto. L’opera infatti è stata frutto di un lavoro corale,
che ha coinvolto oltre sessanta persone tra artisti del Mau e della Cabina
dell’Arte Diffusa, ma anche tanti sconosciuti. Bambini, adulti sia italiani che
stranieri che sono passati di lì per caso e, rapiti dall’immagine, hanno deciso
di dare un loro contributo, prendendo in mano un pennello e mettendosi a
dipingere sui muri. Questa è l’essenza dell’arte di Mono Carrasco: «I miei
murales non sono fatti di sfumature ma di colori piatti che tutti possono
dipingere senza essere per forza dei professionisti».
Dopo la fuga nel 1974 dalla dittatura di Pinochet,
l’artista cileno ha girato l’Italia con le sue opere lottando contro le
discriminazioni. E il ricordo più vivido di integrazione l’ha visto nella
scuola Salvador Allende di Mantova: «È in un quartiere periferico della città
dove il 98% dei bambini sono stranieri. Ma nonostante colore e cultura per ognuno
fossero diversi, tutti insieme durante l’ultimo giorno di scuola erano pronti a
cantare l’inno di Mameli». —

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